Quando la vita ti dà limoni tu prendi sale e tequila. Possibilmente in uno dei bar più fighi della Napoli da bere. Che siano i baretti di Chiaia o del Vomero, devi uscire, perderti nel caos, andare in un minuscolo locale di piazza Amedeo a provare il drink blowjob quando sei abbastanza ubriaco da non vergognarti, oppure una birra con sommergibile, uno shot di tequila. Prima però si va in pizzeria, si sceglie la super glamour 50kalò.

Indossa qualcosa che ti faccia sentire sexy, sistema i capelli, prendi le chiavi della macchina e vai. Nel traffico. Dopo un’ora e quaranta arrivi a destinazione. Quasi. Adesso devi trovare un posto. Giri cercando di evitare i parcheggiatori abusivi, ma è come evitare il morbillo in una scuola di antivaccinisti, e impieghi un’altra quarantina di minuti prima di avvistare uno spazio libero. Pensavi fosse un parcheggio invece era una smart. Dopo aver fatto incontrare i santi dell’almanacco con le reminiscenze del tuo dialetto sei pronto a riprendere la ricerca. A questo punto saltiamo la parte in cui trovi un posto nelle strisce bianche sconosciuto agli abusivi, sarebbe troppo surreale anche per un pezzo umoristico come questo, e arriviamo direttamente al bar dopo cena. Ci arrivi per guardare gli altri brindare e per reggere la fronte della tua amica, dato che sei il guidatore designato.

Bilancio della serata: hai trascorso in macchina, tra andata e ritorno, metà dell’uscita, hai saltato la pizza e al bar non hai bevuto neanche un virgin mojito. Uno spreco lacca e mentine.

Allora rewind. Indossa qualcosa che ti faccia sentire sexy, sistema i capelli, mentine, e si esce a prendere un taxi. Se lo trovi. Pensavi fosse un taxi invece era una Punto parcheggiata. Nuovo incontro tra cristianità e folclore. Finalmente trovi un vero taxi. Quasi. Quell’auto non è bianca perché si tratta di un abusivo, non uno qualunque: vuole il mito che un prete napoletano di notte si trasformi in un tassista abusivo, e che per cinque euro di tariffa fissa non lasci mai a piedi i ragazzi che hanno la fortuna di reperire il suo numero.

Mettiamo il caso che tu sia riuscito, grazie al misterioso Don, ad arrivare fuori la pizzeria, sono le ventuno e trentacinque e la fila arriva già da piazza Sannazzaro a Fuorigrotta.

Mentre attendi stremato e affamato con la tua comitiva, spunta la luna, tonda e bellissima. È una gioia inaspettata? No, è il segnale per i venditori di rose: più numerosi degli zubat selvatici. L’unico modo per liberartene è fingere un’allergia alle rose e simulare uno shok anafilattico.

Lo scenario peggiore però è quando c’è la partita del Napoli al Sanpaolo, in quel caso tutti i pub e i bar della città saranno gremiti di donne e uomini affetti da rabbia e facilmente riconoscibili per le maglie azzurre. Nel caso ti conviene comunque metterti nel traffico, perché l’alternativa sarebbe vedere la partita in casa di qualcuno armato di coca-cola e patatine del discount. Meglio restare tre ore bloccati in macchina come il colesterolo nelle arterie di Homer Simpson.

È sabato sera e vivi a Napoli, quindi se la vita ti dà limoni ti conviene prendere il bicarbonato per digerire la pizza d’asporto e accendere Netflix.

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Per gli amici Neve, per gli altri "Maria che?", un nome non comune spia di una personalità altrettanto inusuale, insomma, un destino segnato all'anagrafe. Ha la testa tra le nuvole e vive in un mondo tutto suo, un po’ Emma Bovary un po’ Perelà, ma guai a farglielo notare! Molto bisbetica e poco domata. Famelica di letteratura e di cibo, nella sua borsa non mancano mai un raccolta di poesie e una busta di patatine alla paprika. Se la vedete muoversi trafelata per la sua amata Napoli non c’è da preoccuparsi: corre per non perdere la metro e per domare i sensi di colpa. È una procrastinatrice professionista, perché se la consegna non è sul filo non ha senso scrivere il pezzo.

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