Quando pensi ai cuccioli di vitellino ti commuovi immaginandoli con contorno di patate? Le uniche carezze che faresti a un animale da fattoria consistono in un massaggio con la marinata? Se ti avessero chiesto di adottare un agnello di ventidue giorni per salvarlo dalla brace di Pasqua avresti approvato perché sei un sostenitore dell’abbacchio al forno? Se la risposta a tutte queste domande è sempre sì, hai ufficialmente un problema con la comunità vegana. Un po’ come la popolare conduttrice di Linea verde Donatella Bianchi che ha recentemente dichiarato di essere “vegetariana non praticante”.

Mentre in Europa imperversano il nazionalismo e l’integralismo religioso, l’Italia non poteva farsi mancare i fondamentalisti della dieta vegana, quelli che non si limitano a non mangiare carne, seguendo una scelta di vita etica e condivisibile, ma che vogliono impedire che anche tu la mangi. Quelli che non ti portano il parere di esperti sui danni che una dieta onnivora può causare, ma teorie pseudo-scientifiche che partono dagli uomini primitivi e arrivano fino ai molari dell’homo sapiens.

Il fondamentalista vegano spesso usa la violenza verbale per far passare all’onnivoro di turno la voglia di carne. Quello che ottiene più spesso è una grigliata di maialino. I mangia-cadaveri più impressionabili invece possono avere crisi depressive, con conseguente tentativo di suicidio a base di bigmac. In ogni caso il risultato non è quello sperato.

Quello appena passato è il periodo dell’anno in cui il vegano fervente è più temuto. Se infatti al cenone di Natale ha chiuso un occhio sulla strage di molluschi, a Pasqua l’idea della brutale uccisione del capretto in fasce crea un turbamento insopportabile. Insopportabile per tutti gli altri commensali, costretti ad accettare di sostituire la carne con le crespelle alle erbette, o accettare di passare una giornata funestata da un picchetto animalista che in genere termina solo dopo la liberazione della portata principale. Con il rischio che al forno finisca il vegano stesso.

Con la resurrezione pensavamo fosse finita anche la via crucis. Ci illudevamo che dopo le foto in cui il Cavaliere allatta innocenti caprette come un novello redentore, dopo il video in cui Carmen Di Pietro siede tra saltellanti ovini, di aver superato il peggio per un altro anno. Invece no. Bisogna sorbire la diatriba post-pasquale tra il giornalista vegetariano Andrea Scanzi e la “zanzara” Giuseppe Cruciani. La polemica è iniziata con una foto in cui Cruciani è ritratto con tre teste d’agnello ed è continuata come un romanzo epistolare tra analfabeti funzionali fino all’epilogo: una foto di Scanzi con un vaso di zucchine. Proponiamo una conciliazione seguendo l’esempio della conduttrice Bianchi e organizzare ai due un pranzo a base di capretto con le zucchine. Chissà che il romanzo epistolare non si trasformi in Cinquanta sfumature di animalista.

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Per gli amici Neve, per gli altri "Maria che?", un nome non comune spia di una personalità altrettanto inusuale, insomma, un destino segnato all'anagrafe. Ha la testa tra le nuvole e vive in un mondo tutto suo, un po’ Emma Bovary un po’ Perelà, ma guai a farglielo notare! Molto bisbetica e poco domata. Famelica di letteratura e di cibo, nella sua borsa non mancano mai un raccolta di poesie e una busta di patatine alla paprika. Se la vedete muoversi trafelata per la sua amata Napoli non c’è da preoccuparsi: corre per non perdere la metro e per domare i sensi di colpa. È una procrastinatrice professionista, perché se la consegna non è sul filo non ha senso scrivere il pezzo.

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