È uno strano Papa quello di Sorrentino, ma strano davvero. Pensate che fuma come un turco, in posa ieratica, composta, ma fuma in continuazione. Fuma tanto che mentre guardavo i primi due episodi, da fumatore accanito qual sono, il mio posacenere si riempiva con il suo. Si sveglia di colpo da incubi spaventosi e sconvolgenti, in perfetto stile sorrentiniano. Si veste, fa colazione con una coca cola al retrogusto di ciliegia e niente più. Mangia poco, ha la silhouette di un fuso, il portamento di un gangster, gli occhi di un indaco che abbaglia la fotografia. Quid nomen imposuit? Pio XIII… Ha le scarpette rosse, sì le famose scarpette con cui Ratzinger fu nominato dalla rivista Esquire tra i ventitré uomini più eleganti del mondo. Saluta la folla stendendo le braccia al cielo, come il suo omonimo, Pio XII.

Essendo un personaggio sorrentiniano, come tutti i personaggi sorrentiniani, ha un linguaggio da leguleio, infallibile, tagliente, disarmante, importuno. Detto in altri termini, un po’ più terra terra, smerda, cazzia, infibula le labbra di ogni interlocutore con un aforisma sempre nuovo. Sa sempre cosa dire Pio XIII, ha un cervello da dottor sottile e parla con ampi margini di silenzio come il sindaco del rione sanità. Lo spettatore attende, si chiede cosa dirà? Come lo smerderà stavolta? Prende carta e penna, il signor spettatore, sa già che qualunque cosa dica vale la pena segnarsela, come i frammenti di Eraclito, come i comandamenti di Mosè, come un giudizio della Cassazione. Come assistente sceglie una donna, suor Mary, quella che l’ha allevato, perché Pio XIII, quando era ancora Lenny Belardo, un piccolo yankee, viveva in un orfanotrofio, era stato abbandonato dai genitori, dei figli dei fiori con tanta voglia di andare a Venezia, da disfarsi di lui.

The Young Pope di Paolo Sorrentino

Il signor spettatore segue i primi due episodi convinto che Pio sia un progressista, che abbia idee fricchettone, che sarà un papa di grandi aperture. Del resto è giovane, è nordamericano, nei suoi sogni sconvolgenti c’è una donna nuda, ha scelto una donna come segretario particolare, è figlio di figli dei fiori. No, manco per idea. Si chiama Pio XIII, ve l’ho detto, e i suoi più esimi predecessori saliti al soglio con quel nome, sono noti agli storici della Chiesa per essere stati dei patriarchi della conservazione. Avete presente il triregni, il copricapo d’oro zecchino, che i pontefici indossavano per regnare sulla terra e in veci del cielo? La corona sontuosa dei papi re? Quella che volle persino Solimano il Magnifico per darsi un tono e che commissionò ad artigiani italiani su imitazione di quella papale? Paolo VI, l’ultimo ad essere incoronato con il triregni, la vendette all’arcivescovado di New York e devolse il ricavato in beneficienza. Ebbene, Pio XIII la rivuole indietro!

È un papa viziato, immaturo, dispotico, che corrompe il confessore del Vaticano perché gli riveli i peccati dei cardinali più importanti della Curia, in modo particolare del più temibile, Sua Eminenza cardinal Voiello, Segretario di Stato. Avete presenti i rosari, i calendari, i piattini, le monete, le immaginette votive che ritraggono ogni papa da secoli? Pio XIII non li vuole, li disprezza e – badate! – non perché sia modesto, incurante dell’idolatria, affatto! Non li vuole perché le persone davvero importanti, Mina, i Duft Punk, Salinger, non si lasciano fotografare, non rilasciano interviste, vivono nell’ombra, nell’invisibilità. E Lui di quella invisibilità vuole essere il Principe e di quel piccolo Stato il Sovrano Assoluto. Sembra un dio pagano, Pio XIII, un dio pagano venuto a vendicare la magnificenza della Chiesa e la sua autorità. Per lui Roma non è che un sobborgo di Città de Vaticano. È la cornice, il giardino, del suo Olimpo.

Pio XIII, stringi stringi, è un pessimo papa, un pastore orribile, il peggiore Vicario che Cristo abbia avuto in terra, il più spregiudicato sovrano del più piccolo Stato del Mondo. Eppure ci piace, ci affascina come tutto ciò che di cattivo c’è al mondo, come tutto ciò che il medico sconsiglia, come tutto ciò che intossica, avvelena, corrompe. Come tutte le cose che le mamme proibiscono, come tutti i piacevoli peccati che abbiamo mormorato al prete alla prima confessione. Come un demone, non puoi non odiarlo. Non gli daresti le chiavi di casa tua, non lo lasceresti da solo coi tuoi figli. Non lo frequenteresti, non berresti un caffè con lui. Ma ne spieresti le mosse, di nascosto, con un misto di disdegno e ammirazione, ne sono sicuro. Ti conosco, al fascino del male tu come me, come tutti, non sai resistere. «L’uomo, come dio, non cambia mai». Pio XIII.

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Gli hanno chiesto di scrivere una piccola autobiografia e si è sentito in grande imbarazzo. Ha paura di essere troppo auto-celebrativo, ma non vuole neppure ridursi a un cencio di pezza abusando di modestia. Parlare di sé in terza persona, come Giulio Cesare nel De bello gallico, gli dà ai nervi, ci prova ma proprio non riesce. Perciò l’unica cosa che si sente di dire è che gli hanno chiesto di scrivere e che ha accettato con grande piacere, perché è questo che gli piace fare e che, in fondo in fondo, gli riesce meglio.

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