Marco Critelli, vademecum contro le Fake News

Il comico intellettuale e conduttore di Ciao Brutti e Il Mattino Football Team ci spiega come disinnescare le bufale.

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Leggo un articolo su una nota testata e ne resto al quanto perplessa, il titolo ci allerta sull’infodemia e il testo racconta di centinaia di ricoveri nel mondo e altrettanti decessi causati dalla totale disinformazione sul Covid-19. C’è chi ha fatto iniezioni di candeggina, chi ha bevuto metanolo e chi ha avuto crolli psicofisici devastanti. Mi è venuto addirittura il dubbio che questa notizia stessa fosse una Fake News, nonostante l’autorevolezza del giornale, perché stento anche solo ad immaginare che si possa credere a tali castronerie.

Contatto Marco Critelli, solo lui può levarmi ogni dubbio su cosa ci sia dietro a una delle piaghe di questo momento storico, il mondo delle bufale. Critelli, noto a tutti come comico, mago, conduttore tv e speaker radiofonico, è un vero studioso delle notizie false che corrono pericolosamente sul web. E’ una sorta di paladino delle Fake News che ci spiega, non solo, cosa c’è dietro la loro diffusione e perché ci crediamo, ma ci dà anche le dritte per scovarle.

Chiacchieriamo durante il tragitto da casa sua agli studi de Il Mattino dove il giovedì alle 13.00 è in diretta web, insieme a Francesco Mastandrea e Claudia Mercurio, con “Il Mattino Football Team”, la nuova trasmissione dedicata alla serie A, con un focus sul Napoli Calcio.

Marco, ho letto un articolo che fa luce sull’infodemia del Covid-19 che arriva a causare anche decessi. C’è una totale confusione sull’informazione ma perché ci si lascia influenzare così? Come si arriva a credere, per esempio, che la candeggina possa bruciare il virus? Aiutaci a fare un po’ di chiarezza.
Perché si parte dal presupposto che sulla rete, essendo libera, vengano dette cose che i fantomatici poteri forti non vogliono dire. “Ah, ce lo nascondono!”, quindi finisce che veramente c’è chi si è fatto le siringhe di candeggina perché Trump ha lanciato un tweet in cui ha dichiarato che il detersivo fosse un rimedio.

Questa ho sempre avuto la speranza che fosse una bufala.
No, purtroppo è vera. Trump ha una serie di idee negazioniste che, attraverso i suoi tweet, non solo alimenta ma rilancia anche con teorie al limite del complottismo. Pensa che molti suoi sostenitori danno credito al complotto di Q Anon, teoria più di una volta rilanciata via twitter dallo stesso Trump, basata totalmente sul nulla. Di conseguenza Twitter è assolutamente in rottura con il Presidente degli Stati Uniti perché la politica del social cinguettante è quella di non diffondere Fake News.

E’ pericoloso che fonti così autorevoli diffondano notizie false, ne sono un altro esempio i medici e i virologi che vengono ospitati nei troppi programmi televisivi. Ognuno dà pareri discordanti tra loro, spesso scazzottandosi anche a distanza, questo è fuorviante e incentiva gravemente l’infodemia.

Perché si crea una Fake News? Cosa c’è dietro?
Ci sono vari motivi, il primo ovviamente è economico. Le Fake sono un giro di soldi incredibile. Se ora mi inventassi una notizia in cui dico “ESCLUSIVO, gli scienziati dicono che il corona virus si cura con la Coca Cola”, tutto il mondo che è in apprensione va a cliccare su questa cosa. Questi click portano soldi ai siti che ne rispondono, tra banner e inserzioni pubblicitarie. E’ dimostrato che una sola bufala può far guadagnare fino a 4000 euro in una settimana. Immagina quanti soldi possa fare un sito che pubblica solo Fake.

Ah, pensa, ti avrei chiesto se fosse possibile arginare in qualche modo il fenomeno! E un altro motivo?
L’interesse è proprio che ci sia, invece. L’altro motivo è politico. La bufala, in questo contesto, serve a veicolare messaggi negativi contro gli antagonisti. Quindi io creo una Fake contro il mio “nemico”, questa fa il giro del mondo e in poche ore, nella testa della gente, è diventata una notizia. Il 99% degli utenti condivide questi link senza leggere l’articolo ma solo il titolo o, addirittura, guardando soltanto la foto, la potenza del web rende quell’informazione vera, per cui anche quando arriva la smentita, non ha la stessa forza della bufala.

Ma perché tanta superficialità e, soprattutto, perché ci crediamo?
Non tanto perché siamo creduloni a priori ma perché troviamo in quell’articolo una notizia che da voce al nostro pensiero. Per esempio, se a me sta antipatico Critelli e mi trovo davanti a un titolo che dice “Critelli, ruba al supermercato”, penso subito, “Lo sapevo, è un ladro!”. Riflettiamo su questo, la smentita non ha la stessa potenza della Fake, perché non è facile smentire il proprio pensiero.

Proviamo a smentirne una famosa.
Sono anni che circola la bufala su Silvia Deaglio, la figlia della Fornero, che sarebbe andata in pensione a 40 anni. Non è vero. Ha la sua attività ed è anche una persona molto in gamba ma quella notizia da voce al malessere comune, ossia, “Ma come io mi spezzo la schiena per una vita e lei va in pensione a 40 anni?” quindi ancora oggi buona parte ci crede senza chiedersi se sia vero.

Come la riconosciamo una bufala? Dacci qualche dritta.
Vi dirò cinque semplici cose che ci faranno capire che siamo davanti a una Fake News.

1. La prima cosa è verificare la fonte. Se la fonte è tipo il “gazzettinodimiacugina.org” ospitato da una piattaforma gratuita, già ci deve far sospettare che sia falsa.

2. La seconda cosa è un titolo troppo eclatante. Se, per esempio, ci imbattiamo nella notizia “Giuseppe Conte, in realtà, è un alieno” è eccessiva, quindi ci deve far dubitare.

3. Se ancora il dubbio non ci è venuto, copiamo il titolo della notizia in questione, incolliamolo su google aggiungendo la parola “bufala” e in due click avremo il risultato. Il 99% delle volte ci ritroviamo sui siti di fact-checking che ci diranno che ci troviamo di fronte a una sciocchezza.

4. Un articolo per essere veritiero deve rispondere alle famose “5 W” del giornalismo, Who, What, Where, When, Why (Chi, che cosa, dove, quando, perché). In genere queste notizie non rispondono nemmeno a una di queste domande, dunque sono inattendibili.

5. E, in ultimo, una foto di un personaggio famoso con un titolo virgolettato non è una notizia ma un semplice fotomontaggio.
Per esempio, la famosa frase “I poveri si riconoscono perché hanno le mogli cesse”, Briatore, è acclarato, che non l’abbia mai detta. Solo che poichè è ricco e notoriamente sta antipatico a tanta gente, la condividiamo, inneschiamo l’attacco degli indignati e, di conseguenza, nel momento in cui risulta positivo al Covid-19, in tanti sono stati contenti perché se lo è meritato.

Una delle fake news più clamorose sul Covid-19?
La mascherina fa venire l’infarto. Questa è proprio allucinante. Siamo portati a credere a cose infondate e non a prove scientifiche. Le mascherine, sono fastidiose e ci piegano le orecchie, è innegabile, ma sono studiate e testate scientificamente per il personale sanitario e per le persone che hanno immunodeficienze e, quindi, costrette a indossarle sempre. E’ praticamente impossibile che siano letali. Con un po’ di pazienza, quindi, indossiamole serenamente.

 

Come è cominciato il tuo interesse per le bufale che poi si è trasformato in una vera battaglia?
Nasce, circa 13 anni fa, per semplice curiosità è per la mia voglia di non credere a qualunque cosa. Poi c’è stata la bufala famosissima dello sceicco che sarebbe volato su Piazza Plebiscito, a Napoli, e avrebbe lanciato banconote per cento mila euro, così ho cominciato a fare ricerche sul fenomeno e man mano mi sono appassionato. Ora collaboro con alcune delle principali testate italiane di fact-checking (Verifica accurata delle fonti delle notizie), tra queste ci sono bufale.net e lebufaledellarete.com, per cui sono diventato una sorta di esperto.
Anzi se avete dei dubbi, per tutte le notizie che vi sembrano strane, contattatemi che rispondo a tutti.

Ribattezzata da un vecchio amico Vanna Mò si definisce un'adorabile rompicoglioni anche se crede di essere più adorabile che rompicoglioni. Amante del calcio e laziale patologica, il suo grande amore è stato il pappagallino Olimpia, bianco celeste che ripeteva tutto tranne "forza Lazio". Chiacchierona e lunatica, ha le pubbliche relazioni nel dna. Socievole e social, è un segugio del web. Nonostante il curriculum sentimentale horror sogna il grande amore delle commedie rosa che colleziona e attende l’arrivo del suo Mr. Big come in “Sex and the City”. Convinta di essere una ragazzina (guai a chiamarla “signora”!), “frettella” per non dire ansiosa, maniaca della puntualità e della programmazione, il suo motto è “nella vita ho scelto il buon umore!”.

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