E’ giovedì mattina e in serata ho un appuntamento con la comicità di Made In Sud. Antonio D’Ausilio, il popolare comico napoletano, dallo scorso anno protagonista del programma di Rai 2, mi ha invitata a vedere le prove, che come tutti i giovedì si fanno al Teatro Tam con il pubblico.

La carriera di Antonio è cominciata in una tv locale con “Silvia”, ragazza attuale (di venti anni fa) con il grande dramma delle doppie punte, personaggio che in seguito Serena Dandini ha voluto nei suoi programmi sulle reti nazionali. Da lì in poi non si è più fermato dividendosi tra Zelig, fiction, Stand Up Comedy, teatro e cinema.

L’abbiamo visto di recente sul grande schermo nel film di Riccardo Milani “Come un gatto in tangenziale” accanto a Paola Cortellesi e Antonio Albanese.

Lo chiamo e mi faccio raccontare un po’ di cose da lui prima di godermi lo spettacolo stasera.

Ciao Antonio, sei impegnato nelle prove di Made In Sud e la prossima sarà la tua seconda stagione nel format di Rai 2, come sei approdato nella squadra di Nando Mormone?
Più che approdato sono ritornato a casa. Sono nato artisticamente qui con Nando, era il ‘96/’97 che già lavoravo al “Tunnel”, il vecchio locale fondato da lui a Vico Lazzi, molto prima che creasse il format Made In Sud. Facevo parte, insieme a Michele Caputo, di quella nidiata di comici che poi hanno avviato tutto il progetto. Mi sono allontanato per diversi anni perché sono stato a Milano dove ho fatto Zelig, prima in coppia e in seguito da solo come monologhista. Ritornando poi a Napoli, era naturale che ritornassi anche nella mia famiglia d’origine.

Quando ritorna in tv Made In Sud?
La messa in onda è ancora da definire. Posso solo dire che stiamo lavorando tanto per un bel Made In Sud pieno di novità.

Nella stagione scorsa hai unito poesia e cabaret, come hai pensato di fondere le due cose?
Perché l’emozione e la risata sono due facce della stessa medaglia. Mi piace usare la comicità come strumento per spiegare delle cose che possono sembrare, diciamo, “alte”, come la poesia, ma che in realtà sono fatte per arrivare alla maggior parte delle persone. C’è stato un poeta, Ignazio Buttitta che recitava le poesie in piazza davanti alla gente e da qui mi è venuta l’idea di unire questa forma popolare che è il cabaret con la poesia.

E per la prossima, invece, cosa ci proponi?
Quest’anno sto lavorando a un personaggio che fa parte di questi “nuovi mostri” del web. Lui si chiama Gerardo, fa i “vidi” e ha un solo obiettivo, quello di arrivare a un maggiore numero di visualizzazioni. Oggi, con una telecamera e internet, ‘questi’ sono sempre in diretta e ognuno di loro si sente un artista… poi stasera vedrai…

Come nasce un tuo monologo o un tuo personaggio?
Dall’osservazione della vita quotidiana. La comicità nasce anche dal dolore, da una cosa che può sembrare tragica ma alla fine ha l’altro lato che fa ridere. La classica scivolata sulla buccia di banana, chi scivola, cade a terra e si fa male però c’è qualcun altro che ride.

Sei nel cast di “Come un gatto in tangenziale”, il film di Riccardo Milani, con Paola Cortellesi e Antonio Albanese, che abbiamo visto di recente al cinema, che esperienza è stata?
Bellissima! Già che un ragazzo di Ponticelli è andato a Bruxelles, al Parlamento europeo, è una grande esperienza. Sia con Riccardo, sia con la Cortellesi che con Antonio Albanese mi sono trovato benissimo, sono persone squisite oltre ad essere due fuoriclasse. E’ sempre bello lavorare con attori di questo calibro perché li osservi, li studi e impari. Nel film sono un avvocato ed è stato l’unico modo che ho avuto di utilizzare la mia laurea in legge! Ringrazio Riccardo Milani che mi affida sempre ruoli che mi permettono di riabilitarmi come uomo dopo Gerardo, Silvia, ‘a nonna… (ride)

come un gatto in tangenziale

Infatti non è il tuo primo film diretto da Milani, com’è nato il vostro rapporto?
Ci siamo conosciuti a Zelig, lui è il marito di Paola Cortellesi che all’epoca conduceva il programma con Claudio Bisio. Da lì mi chiamò per interpretare Riccardo Pazzaglia in “Volare”, la storia di Domenico Modugno. Da allora è diventato un punto di riferimento per me. E’ bravissimo e non poteva essere altrimenti se si pensa che lui nasce come aiuto regista di Mario Monicelli. Per un comico lavorare con Riccardo è il massimo.

Ti senti più attore o cabarettista?
Non sento questa contrapposizione, anzi tengo a sottolineare che il cabarettista è un attore. Anche in questo apprezzo molto Riccardo Milani perché non ha alcun preconcetto sul cabarettista come attore di serie B. In realtà è più difficile far ridere che far piangere. Purtroppo negli ultimi anni, molto spesso, con programmi di scarsa qualità si è proprio svilito il ruolo del comico ed è un peccato perché quando lavori bene, con impegno e passione è più facile che un attore comico riesca a fare un ruolo drammatico che viceversa.

Sono passati 20 anni ma restiamo sempre affezionati a “Silvia”, è una cosa che ti fa piacere o che vorresti scrollarti di dosso?
Perché Silvia è il personaggio femminile che mi caratterizza e non mi dà fastidio perché è quello che mi ha permesso di fare poi questo mestiere. Oggi, però, a 40 anni con la minigonna non mi sentirei a mio agio, anche se non è detto che non ricominci nuovamente ad interpretare i personaggi. Il bello di questo lavoro è fare sempre cose diverse.

Come reputi il tuo percorso artistico fino ad ora?
Penso di non aver fatto ancora niente! Totò diceva che un attore comico inizia a diventare interessante dopo i 40 anni e condivido a pieno questa cosa. Credo che adesso stia iniziando davvero ad imparare e anche se ho cominciato prestissimo reputo di aver fatto ancora poco. Questo è il lavoro più bello del mondo e voglio fare ancora tanto, ho tanti sogni, tanti progetti, tante ambizioni…

Quindi qual è il sogno da tirare fuori dal cassetto?
Per un attore comico l’obiettivo finale e il sogno più bello è sempre il film scritto e diretto personalmente. E’ la laurea, la cintura di karate, però bisogna farlo al momento giusto e con l’idea giusta.

Già ci stai lavorando o è ancora solo un desiderio?
Sì, ci sto lavorando ma non solo al film, anche a tante altre cose, come ti dicevo, la voglia è tanta. Negli ultimi anni, anche attraverso l’esperienza di Milano mi sono messo in discussione come monologhista, con la Stand Up Comedy, non l’avevo mai fatto e mi è piaciuto farlo.

Dimmi uno dei progetti a cui stai lavorando e poi ci vediamo stasera
Sto preparando una trasmissione televisiva insieme a Francesco Burzo, autore con il quale sto collaborando. Non posso dirti molto se non che nel programma vado a riosservare i personaggi di oggi, i mostri di cui parlavo prima, i tic, gli atteggiamenti, che forse, sono anche peggio rispetto a 20 anni fa. Sarà un programma molto divertente con tanti personaggi sia maschili che femminili.

CONDIVIDI
Ribattezzata da un vecchio amico Vanna Mò si definisce un'adorabile rompicoglioni anche se crede di essere più adorabile che rompicoglioni. Amante del calcio e laziale patologica, il suo grande amore è Olimpia, pappagallino bianco celeste che ripete tutto tranne "forza Lazio". Chiacchierona e lunatica, ha le pubbliche relazioni nel dna. Socievole e social, è un segugio del web. Nonostante il curriculum sentimentale horror sogna il grande amore delle commedie rosa che colleziona e attende l’arrivo del suo Mr. Big di “Sex and the City”. Convinta di essere una ragazzina (guai a chiamarla “signora”!), “frettella” per non dire ansiosa, maniaca della puntualità e della programmazione, il suo motto è “nella vita ho scelto il buon umore!”.

LASCIA UN COMMENTO