Antonio Clemente, nato il giorno di san Faustino del 1898 nel Rione Sanità, è uno dei tanti figli di nessuno partoriti dalla città, uno scugnizzo che per volontà materna sarebbe dovuto diventare prete e che invece abbandonò gli studi perché amava troppo “la donna e il denaro” come confidò a Fellini. La vera università di Totò fu il palcoscenico dove in un amen divenne il numero uno almeno per il popolo. L’ università Federico II di Napoli in occasione dei cinquant’anni dalla morte del principe della risata ha deciso di consegnare a Totò una laurea honoris causa post mortem in Discipline della Musica e dello Spettacolo

La celebrazione dell’ateneo campano rappresenta per Antonio de Curtis il riconoscimento che in vita gli fu negato, come rammenta Carlo Vanzina: “Un ricordo indelebile di lui me lo raccontò mio padre di ritorno da Napoli. Era andato al teatro San Carlo per un premio alla carriera del suo attore preferito. Ma quella sera seduto ad applaudirlo c’era solo lui del mondo del cinema. Non era venuto nessuno e Totò, sul palco, pianse”.

“Totò è inconcepibile al di fuori di Napoli e del sottoproletariato napoletano” diceva di lui Pasolini, e aveva ragione: Totò è una chiave per la comprensione di quella Napoli ridicola, tragica, barocca, ne ha esportato le immagini e il linguaggio in tutta Italia, e anche al di fuori. Come scrisse Curzio Malaparte Napoli è lo specchio di una malattia europea, emanazione di tutte le periferie del mondo e per questo pochi artisti sono riusciti a rendere nel modo corretto un tratto tanto peculiare. Se l’arte è proprio rendere il particolare universale, onore a Totò, che innovò il mezzo cinematografico e il linguaggio della comicità risultando sempre credibile e senza mai snaturarsi.

Totò ha il merito con la sua arte di aver reso universale anche storie che non hanno una tale pretesa, l’intramontabile L’oro di Napoli di Giuseppe Marotta non sembra avere vinto la sfida del tempo, ma il Pazzariello del film di Vittorio de Sica sì. Grazie a lui, e ad altri grandi interpreti suoi conterranei, per lungo tempo ciò che era divertente, leggero, melodico s’identificava con Napoli. Non è un caso se i maggiori interpreti della comicità televisiva e cinematografica venuti dopo di lui abbiano fatto di Napoli una bandiera. Tra questi Renzo Arbore, che terrà la Laudatio academica nell’Aula Magna dell’ateneo e che il giorno 15 aprile dedicherà una prima serata di Rai 2 alla figura del principe della risata.

Per gli amici Neve, per gli altri "Maria che?", un nome non comune spia di una personalità altrettanto inusuale, insomma, un destino segnato all'anagrafe. Ha la testa tra le nuvole e vive in un mondo tutto suo, un po’ Emma Bovary un po’ Perelà, ma guai a farglielo notare! Molto bisbetica e poco domata. Famelica di letteratura e di cibo, nella sua borsa non mancano mai un raccolta di poesie e una busta di patatine alla paprika. Se la vedete muoversi trafelata per la sua amata Napoli non c’è da preoccuparsi: corre per non perdere la metro e per domare i sensi di colpa. È una procrastinatrice professionista, perché se la consegna non è sul filo non ha senso scrivere il pezzo.

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